Disturbi alimentari nell’infanzia
I disturbi alimentari nell’infanzia sono più complessi di quanto si creda comunemente. Pur essendo spesso associati all’adolescenza o all’età adulta, questi disturbi possono comparire già in età pediatrica.
A volte, i segnali si presentano in modo silenzioso. Possono essere scambiati per capricci o fasi temporanee. Questo può portare a problemi più seri se non vengono riconosciuti in tempo.
L’obiettivo di questo testo è fornire una panoramica sui disturbi alimentari nei bambini, mettendo in evidenza i campanelli d’allarme e i fattori di rischio. Verranno discusse le differenze rispetto alla normale selettività alimentare, l’importanza di un’adeguata educazione alimentare e il ruolo di genitori e professionisti della salute. Un bambino che non vuole mangiare alcuni cibi non deve farci pensare solo a “mio figlio non mangia”. Dobbiamo capire bene perché si comporta così.
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È importante sapere che i disturbi alimentari nei bambini possono includere l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa, il disturbo da alimentazione incontrollata e il disturbo evitante restrittivo. Questi quadri clinici mostrano un’ampia varietà di sintomi, dal rifiuto di mangiare ad abbuffate, fino a distorsioni dell’immagine corporea e ansia per il peso. La normale diffidenza del bambino verso cibi nuovi può trasformarsi in un segnale di disagio emotivo o malessere legato al rapporto con il cibo.
Diversi fattori contribuiscono a questi problemi: predisposizioni genetiche, dinamiche familiari, messaggi mediatici distorti e uno stile di vita poco salutare. Nei paragrafi seguenti verranno analizzati i disturbi alimentari nell’infanzia, approfondendo come distinguere fra alimentazione selettiva e veri disturbi del comportamento alimentare. Saranno dati esempi di segnali precoci. Si sottolineerà quanto l’educazione alimentare, in famiglia e a scuola, possa prevenire o limitare questi disturbi.
Infine, si parlerà del ruolo importante dei genitori. Essi devono bilanciare sostegno e autonomia. Si indicheranno anche le situazioni in cui è meglio contattare uno specialista, come un pediatra, un nutrizionista o uno psicologo.
Sarà presentata anche la possibilità di avere consulenze professionali al Lilac – Centro Disturbi del Comportamento Alimentare. Qui si possono chiarire dubbi e valutare percorsi di sostegno per singoli o famiglie.
Disturbi alimentari nell'infanzia:
definizione, portata e possibili cause
I disturbi alimentari nei bambini comprendono un insieme di comportamenti problematici verso il cibo, il peso e l’immagine corporea. Si manifestano in età infantile con atteggiamenti che possono protrarsi a lungo, causando disagio al bambino e influendo sulla famiglia e l’ambiente scolastico.
- Anoressia nervosa: caratterizzata da un’insistente paura di ingrassare e da una restrizione calorica eccessiva. In età pediatrica, può tradursi in una crescita ridotta o in un rallentamento dell’aumento di peso.
- Bulimia nervosa: comporta episodi di abbuffate, seguiti da comportamenti compensatori (vomito, lassativi, esercizio fisico estremo). Anche se più frequente negli adolescenti, può comparire in forme più lievi nei bambini.
- Binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata): simile alla bulimia ma senza comportamenti compensatori. Può portare a sovrappeso, sensi di colpa e calo dell’autostima.
- ARFID (disturbo evitante restrittivo): il bambino rifiuta determinate categorie di alimenti per motivi sensoriali o ansiosi, non necessariamente per paura di ingrassare.
I fattori che favoriscono questi disturbi possono essere di diversa natura:
Biologici
Predisposizioni genetiche, squilibri ormonali e neurochimici che influenzano la regolazione di fame e sazietà.
Psicologici
Ansia, perfezionismo, tratti ossessivi. Avvenimenti stressanti (lutto, separazione) possono scatenare problemi alimentari.
Familiari
Conflitti interni al nucleo, eccesso di critiche o permissività, messaggi costanti sul peso e sulle diete.
Socio-culturali
L'ideale della magrezza, i cibi molto calorici e la pressione dei media creano confusione e disagio nei bambini.
La portata dei disturbi alimentari nei bambini è spesso sottovalutata. Alcuni bambini mostrano segnali sottili che non vengono subito riconosciuti. Questo ritarda l’intervento necessario.
Segnali precoci di disturbi alimentari nei bambini
Riconoscere i segnali d’allarme è essenziale per evitare un peggioramento della situazione:
- Momento del pasto: se un bambino non vuole sedersi a tavola, si alza spesso o mangia in modo molto distratto. Alcuni diventano estremamente selettivi, rifiutando sempre più cibi per consistenza, odore o colore. Altri cercano di mangiare poco in pubblico e abbuffarsi di nascosto.
- Cambiamenti emotivi: irritabilità, tristezza o ansia legati al cibo o alla prospettiva di provare cibi nuovi. Può verificarsi l’isolamento in situazioni sociali come feste o pranzi con amici.
- Preoccupazione per l'aspetto fisico: alcuni bambini, anche se piccoli, non sono contenti del loro corpo. Si lamentano di essere "troppo grassi" e si confrontano spesso con i loro amici.
- Rituali sul cibo: tagliare gli alimenti in pezzi minuscoli, separare con cura i cibi sul piatto, contare i bocconi o leggere ossessivamente le etichette nutrizionali per verificare grassi e zuccheri.
Se questi comportamenti diventano frequenti e intensi, è consigliabile consultare un pediatra o un professionista specializzato nell’età evolutiva. Un intervento precoce aiuta a correggere abitudini negative prima che si consolidino.
Differenza tra disturbi alimentari e selettività alimentare nei bambini
È normale che tra i due e i sei anni i bambini siano "picky eaters". In questo periodo, preferiscono alcuni cibi e evitano quelli che non gli piacciono. Questo può succedere per il gusto o la consistenza del cibo.
Questa selettività alimentare di solito dura poco. Può essere superata con strategie semplici. Ad esempio, si possono presentare cibi nuovi gradualmente.
È importante avere un ambiente tranquillo durante i pasti. Nei disturbi alimentari, la situazione cambia. Qui, l’ossessione per il peso è comune. Anche il bisogno di controllare le emozioni attraverso il cibo è centrale.
In questi casi, la durata e l’intensità dei comportamenti disfunzionali superano di gran lunga la normale diffidenza verso alcuni alimenti. Se un bambino mostra ansia profonda, isolamento sociale o malessere psicologico, è un segnale di allarme che richiede attenzione
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L'impatto dell'educazione alimentare
L’educazione alimentare è fondamentale per prevenire i disturbi alimentari o individuarli in tempo. Un buon approccio non insegna solo quali cibi sono “sani”. Cerca anche di creare un rapporto equilibrato con il cibo. Questo rapporto si basa sulla curiosità e sull’ascolto delle necessità del corpo.
Varietà
Proporre alimenti differenti per mostrare che ogni gruppo nutrizionale ha un ruolo importante nella crescita.
Moderazione
Non demonizzare i dolci o i grassi, ma spiegare che vanno consumati in modo responsabile.
Partecipazione
Coinvolgere il bambino nella preparazione dei pasti aumenta la fiducia in se stesso e lo incoraggia a provare sapori nuovi.
Condivisione
Mangiare insieme senza distrazioni (TV, smartphone) favorisce la socialità e aiuta il bambino a percepire i segnali di fame e sazietà.
Proteggere i piccoli dalle influenze mediatiche negative, insegnando loro a riconoscere i messaggi pubblicitari ingannevoli, contribuisce a evitare che sviluppino aspettative irreali sul proprio corpo. Nel contesto scolastico, i laboratori di cucina e i progetti di educazione alimentare sono molto utili. Anche i menù bilanciati in mensa possono aiutare a mantenere un buon rapporto con il cibo.
Il ruolo dei genitori nella prevenzione e nel sostegno
I genitori giocano un ruolo fondamentale nella costruzione di abitudini alimentari sane. Alcune linee guida:
- Creare un clima sereno: evitare tensioni a tavola, non forzare il bambino a finire tutto ciò che ha nel piatto se ha espresso sazietà.
- Evitare punizioni o premi legati al cibo: non associare alimenti “sani” a punizioni o alimenti “meno sani” a ricompense, per non creare meccanismi poco salutari.
- Sostenere l’autostima: lodare il bambino per ciò che fa, non solo per cosa mangia. Se si sente apprezzato, riduce il rischio di ansie legate al corpo.
- Collaborare con gli insegnanti: se emergono difficoltà, confrontarsi con i docenti può dare indicazioni su eventuali comportamenti simili a scuola.
- Monitorare i cambiamenti: se il bambino tende a isolarsi, nascondere il cibo o presenta variazioni di peso rilevanti, è consigliabile rivolgersi a professionisti.
Quando cercare aiuto professionale
Se i timori persistono, consultare figure specializzate risulta fondamentale. I segnali più rilevanti includono:
Restrizioni eccessive e abbuffate che perdurano per settimane
Variazioni marcate di peso non riconducibili solo a cambiamenti nello stile di vita.
Alterazioni emotive come irritabilità o ansia accentuate in prossimità dei pasti.
Isolamento sociale per evitare di mangiare davanti agli altri.
Strategie di controllo del peso (vomito autoindotto, uso di lassativi, eccesso di esercizio fisico).
Iniziare dal pediatra aiuta a escludere patologie fisiche. Se il problema permane, uno psicologo o un neuropsichiatra infantile potrà valutare l’eventuale presenza di disturbi psichici connessi. Spesso, un approccio multidisciplinare — con medici, nutrizionisti, psicologi e la partecipazione attiva della famiglia — è il più efficace.
Mio figlio non mangia:
Consulenza gratuita al Lilac - Centro DCA
Il timore “mio figlio non mangia” è diffuso tra i genitori che osservano modifiche rilevanti nelle abitudini alimentari dei propri figli. In alcuni casi bastano piccoli cambiamenti nella routine e un approccio più sereno a tavola; in altri è necessaria la consulenza di professionisti.
Il Lilac – Centro Disturbi del Comportamento Alimentare offre consulenze iniziali gratuite per famiglie che sospettano un disturbo alimentare nel proprio bambino. Durante questo primo incontro, si cerca di capire la situazione del minore, le dinamiche familiari e i possibili fattori scatenanti. Se emergono criticità, possono essere proposti:
- Terapia individuale: per affrontare ansie, bassa autostima o problematiche correlate.
- Supporto nutrizionale: elaborazione di un piano alimentare graduale e personalizzato.
- Terapia familiare: in presenza di dinamiche relazionali che influiscono negativamente sul rapporto col cibo.
Alla fine della consulenza, si decide con i genitori il modo migliore per avere un buon rapporto con il cibo. Questo aiuta a migliorare la vita di tutta la famiglia.
In conclusione
I disturbi alimentari nei bambini rappresentano una sfida complessa, richiedendo interventi su più livelli: famiglia, scuola, professionisti sanitari e società. Segnali iniziali spesso poco evidenti, come selettività estrema o ansia verso i pasti, possono evolvere in condizioni più serie se non identificati in tempo.
Un’educazione alimentare chiara e un ambiente familiare sereno sono la prima forma di prevenzione. È importante prestare attenzione presto. Questo aiuta a evitare che comportamenti sbagliati si radichino. Quando un bambino presenta restrizioni esagerate, abbuffate, ansia per il peso o isolamento sociale, mamme e papà dovrebbero cercare un confronto professionale. Con il sostegno di pediatri, nutrizionisti e psicologi specializzati nell’età evolutiva, è possibile intervenire sulle cause profonde del disagio. Centri come il Lilac – Centro DCA offrono consulenze iniziali per orientare le famiglie e proporre percorsi di sostegno, dal supporto nutrizionale alla terapia individuale o familiare.
In conclusione, prevenire o limitare i disturbi alimentari nei bambini richiede un impegno di tutti. È importante dare un’educazione alimentare equilibrata. Inoltre, bisogna creare ambienti familiari e scolastici accoglienti e senza giudizi. Solo così possiamo garantire ai più piccoli una crescita serena. Il cibo non deve essere fonte di ansia o controllo. Deve essere una fonte naturale di nutrimento, scoperta e convivialità.
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